| |
Alpibike2005 - da Trieste a Forni Avoltri
Domenica 17 luglio 2005 un gruppo di cicloescursionisti del gruppo Vulkan, sezione CAI-SAG di Trieste, ed il capo-spedizione Claudio Coppola iniziano a pedalare dalla città giuliana verso il Carso, percorrendo sentieri nascosti nella fitta vegetazione dell'altopiano e varcando poi il confine italo-sloveno a Gorjansko, per puntare quindi su Gorizia solo in due, decimati dagli incidenti meccanici (un telaio rotto!) e dai turni di lavoro.
Partito anche l'ultimo accompagnatore, risalgo da solo la valle dell'Isonzo per stradine e mulattiere attraverso Caporetto fino a Bovec, un tempo Plezzo: è una terra bella ed ospitale, dove si mangia bene e a prezzi modici, frequentata soprattutto dagli amanti del rafting che trovano nell'Isonzo appena nato un ottimo terreno di gioco; numerosi sono i ricordi dell'appartenenza all'Italia, mentre suggestivo, e tragico, è il museo dedicato alla prima guerra mondiale nel luogo della famosa battaglia. Da Bovec, dapprima sotto la pioggia, poi con il sole, mi inerpico sino al Mangart: è la prima salita lunga e non e' da poco, 11 km con uno strappo al 18%, uno al 13% ed il tratto finale al 10%, ma il semplice rifugio, la possente mole della vetta ed il grazioso visino della rifugista fanno dimenticare subito la stanchezza.
Un breve sopralluogo alla Sella della Lavina mi fa capire al volo che è impossibile scendere direttamente da qui con la bicicletta verso i laghi di Fusine: un ampio giro mi conduce fino ad essi il giorno seguente (il quarto), via Passo del Predil. Attraversata Tarvisio sotto un sole africano (che fatica trovare una fontana!), risalgo la valle di Bartolo, piccolo lembo di paradiso, per raggiungere il confine italo-austriaco e da qui inerpicarmi, sputando quasi i polmoni, verso la Achomitzer Alm, in cui vivono e lavorano parecchie persone per 4 mesi senza corrente elettrica, acqua calda, tv e bagno nell'edificio! Mi adeguo prontamente, lavandomi all'aperto sul far della sera con l'acqua fredda ed una bacinella per lavandino: la cena è ottima, tutta a base di ricotta, dagli schlutzkrapfen, ravioloni alla ricotta, al formaggio fuso ed alla torta di ricotta. Siamo così alla quinta tappa, che percorre integralmente la linea di confine tra Italia ed Austria: belle stradelle d'alta montagna si alternano a tratti di sentiero in cui devo scavalcare tronchi caduti e risalire torrenti, cosa non facile con la bicicletta gravata dal peso del bagaglio.
Le amene praterie delle malghe Dellacher ed Egger regalano un po' di serenità prima di un tratto sull'Alta Via Carnica, veramente impegnativo per le numerose frane.
Assai affaticato, e con i piedi fradici per l'attraversamento di prati umidi (non solo di acqua!), arrivo al Passo di Pramollo dove scopro che la casa dell'OAV è chiusa, per fortuna vi è un buon albergo convenzionato... La pedalata continua: alcune stradelle forestali mi permettono di salire di quota e calare poi, con entusiasmante discesa, sino alla valle del torrente Gail, lungo la quale una bella pista ciclabile, frequentata sia da famigliole che da ciclisti sportivi, mi guida sino all'inizio della salita verso il Passo di Monte croce Carnico. Percorro quasi tutto il dislivello lungo una mulattiera, ma quando arrivo all'alberghetto PlockenHaus scopro che non è più un alberghetto, bensì solo un bar/ristorante ... ma almeno serve per bere una buona birra e ripararsi dell'acquazzone che puntuale si scatena alle 17! Passata la notte nel rifugio del Passo, inizio ora la durissima salita verso il rifugio Marinelli, con rampe del 20% e marmotte ovunque: alcuni piccoli mi passano quasi in mezzo alle ruote! Le grandi pareti del Coglians sovrastano il percorso, con panorami via via sempre più vasti, il più bello è quello che si gode dalla terrazza del rifugio, accogliente ma un po' troppo simile ad un ristorante.
Durante la discesa si presenta il primo inconveniente tecnico del raid: la ruota anteriore improvvisamente si affloscia e a fatica controllo il mezzo; cambio la camera d'aria e riparto, ma dopo due chilometri il problema si ripete, trovo la camera d'aria con la valvola squarciata, sostituisco, riparto e cosi' distruggo la terza camera proprio davanti alla porta dell'albergo Sottocorona di Forni Avoltri! Nessun problema: avevo prenotato lì ...
Una veloce corsa in auto con il proprietario dell'hotel fino a Sappada (a Forni non vi sono negozi di biciclette) mi permette di risolvere il problema: la fascia copriraggi si era danneggiata e spostandosi tagliava la gomma proprio alla base della valvola. Tutto è bene quel che finisce bene ... Domenica 24 è il primo giorno di riposo dopo sette tappe: a Forni vi è la festa dei frutti di bosco, ne approfitto per gironzolare tra le bancarelle, divertirmi ad osservare i bambini che si cimentano con la paretina di arrampicata e soprattutto assaggiare grappe sotto la guida del signor Domenis, proprietario di una distilleria in quel di Cividale. Un tocco di gastronomia carnica provata in prima persona: i cjarsons, il più tipico piatto della zona, costituito da particolarissimi agnolotti di pasta di patate ripieni di ricotta, spezie, uva sultanina, noci, frutta secca, erbe aromatiche e di molti altri ingredienti, diversi da valle a valle e, spesso, da famiglia a famiglia. Essenze che le donne recuperavano dai cassetti delle madie e delle credenze, quando ritornavano a casa d'inverno, dopo aver percorso a piedi durante la bella stagione le strade d'oltralpe. Termina così la prima settimana di Alpibike2005: domani si riparte verso le Dolomiti. Alla prossima settimana! |