Alpibike2005 - da Forni Avoltri a Madonna di Campiglio

 

  Si riparte. Lunedì 25 luglio mi rimetto in sella lungo le Alpi Carniche ed inizio una serie affascinante di incontri . Il primo è con i malgari di Casera Vecchia: vi arrivo quando sta iniziando la preparazione del montasio, i due lavoratori , non più giovanissimi, hanno appena fintio la bollitura del latte col caglio ed ora, dall'enorme pentolone di rame, raccolgono il formaggio in pezze di tela per metterlo a stagionare nelle forme circolari; la brodaglia servirà per fare la ricotta, dopo, come dice il nome, aver subito una seconda bollitura. 

 

Superate le sorgenti del Piave , 

 

trovo a Casera Melin in Comelico un gruppo di 4 bikers tedeschi (2 uomini e 2 donne), anche loro in viaggio per 7 giorni in Dolomiti, e passiamo la serata chiacchierando di viaggi in bicicletta, mezzo in italiano, mezzo in inglese (io non so il tedesco ...). Dopo queste presenze umane, ecco altri incontri di tipo naturalistico : le marmotte che fischiano mentre salgo verso Passo Silvella ,

   

la nebbia che a tratti mi avvolge facendomi entrare in un mondo irreale, il sole caldo di S.Candido ... La bellezza della Val Pusteria, che percorro in minima parte lungo la bella pista ciclabile che risale a Dobbiaco, è esaltata dalla cura con cui questa parte d'Italia viene tenuta dagli abitanti: l'ostello della gioventù è stato ricavato nell'asburgico Grand Hotel in cui soggiornò anche Mahler ! chi ha detto che gli ostelli devono essere brutti ? questo è lussuosissimo ed ha tariffe ottime ... A Dobbiaco terminano le Alpi Carniche ed iniziano le Dolomiti: come al Giro d'Italia, i tapponi dolomitici saranno tra i più duri. 

 

Inizio l'attraversamento dei Monti Pallidi pedalando il primo giorno nel mitico regno dei Fanes , tre lunghe salite, con strappi del 20% (superati a piedi , ovviamente !) mi permettono di approdare al rifugio Scotoni: è una zona magica per le biciclette ed è anche l'ambiente in cui si muovono i personaggi del mito dei Fanes, con re Laurino che trasforma il suo giardino di rose nel Catinaccio (che in tedesco è per l'appunto il Rosengarten), poeticamente raccontato da Carlo Felice Wolff nei suoi famosi libri; nel secondo giorno duri sterrati mi permettono di scavalcare i leggendari passi Gardena e Sella, senza usare quasi per nulla le strade asfaltate.  

La terza giornata in Dolomiti è la più bella : un cielo incredibilmente azzurro ci accompagna verso lo storico rifugio Bolzano. Ho scritto "ci", perché in quest'ultima giornata non sono più solo : l'amica Luisa mi affianca e mi sarà di grande aiuto, essendo senza zaino, nel trasportare il mio bagaglio lungo le scalinate che scavalcano i Denti di Terrarossa. Gli ampi panorami sull'Alpe di Siusi rimarranno tra i più belli di tutte le Alpi.

   

Il rifugio Bolzano ove pernotto fu costruito nel 1885 e da allora la struttura è rimasta inalterata: un vero gioiello di architettura alpina di epoca asburgica, con un magnifico salone da pranzo e camerette singole (in un rifugio!); quasi incantate sono al tramonto le visioni dalla cima del monte Pez dell'Alpe, del Sassolungo, del Catinaccio e del Latemar. La calata verso la valle dell'Isarco è ripida e non ciclabile, ma ugualmente molto bella : una forra viene superata su ponticelli in legno, poi stradelle forestali mi portano a Fiè allo Sciliar, da cui per strada asfaltata calo nella valle dell'Autobrennero, ove trovo la pista ciclabile che mi porta in una giornata molto calda a Bolzano prima, a Caldaro poi. Un altro cimelio storico mi è qui di grande aiuto: la funicolare della Mendola mi consente di evitare la salita della trafficatissima strada asfaltata, piccola concessione ai mezzi meccanici non inquinanti. Al valico mi aspetta Andrea Torregiani, socio della SAT di Cles, che molto gentilmente mi ospita a casa sua a Cles dove arriviamo dopo aver visitato il santuario di San Romedio. La sera faccio conoscenza con gli altri soci e socie delle sezioni di Cles e di Tuenno: è la sera della festa "dei portoni", in ogni androne di Tuenno le varie associazioni hanno allestito uno stand gastronomico e , chissà perché, quello del Soccorso Alpino è il più affollato! Insieme a loro il giorno dopo saliamo verso il lago di Tovel con l'intenzione di scavalcare le Dolomiti di Brenta e scendere verso Campiglio, ma il tempo si è guastato e sotto la pioggia raggiungiamo malga Pozzol di Flavona per poi desistere e raggiungere Campiglio per la strada ordinaria. 

 

La simpatia e l'allegria di queste persone hanno riempito questa domenica di per sé grigia e piovosa, nella quale foro per la quarta volta: sicuramente dovrò tornare per controllare il passaggio Tovel-Campiglio. Sabato 30 luglio la Gazzetta delllo Sport dedica un'intera pagina ad Alpibike2005 nel suo inserto settimanale Sportweek: la scelta dell'immagine del Sassolungo, delle Cinque Dita e del Sasso Piatto mi sembra davvero la più indovinata, essendo transitato sui loro fianchi proprio il giorno prima. Un' altra settimana è finita, un quarto della traversata è stato portato a termine: l'esperienza è sinora splendida e sicuramente mi riserverà ancora molte ma molte sorprese . ----------------------------------------------------------------------------- 

Associazioni e club possono contattare l'autore per serate di diapositive su alpibike2005 scrivendo alla casella contatti.alpibike@bike8000.it .