Alpibike2005 - da Madonna di Campiglio a Dongo

 

  E tre ! Sono tante infatti le settimane trascorse dalla partenza e 21 le tappe portate a termine, cosicché posso godermi un meritato giorno di riposo sulle dolci rive del lago di Como ... Sono stati splendidi questi sette giorni che mi hanno portato in solitudine da Campiglio sino a Dongo, anche se il tempo ha in parte avversato l'avanzare, con piogge intense come a Rabbi o basse temperature come a Livigno e Saint Moritz. Lo scavalcamento dalla Val di Sole 

 

alla Val Venosta è stato impegnativo : la pioggia mi ha fermato a Rabbi, ma così ho potuto conoscere il simpaticissimo gruppo parrocchiale di Carpaneto Piacentino, paese nel quale ho trascorso i miei primi cinque anni di vita. Ho cenato con loro ed è stato molto simpatico sentire i ragazzi raccontare l'esperienza fatta proprio quel giorno con le guide alpine , con cui hanno provato il ponte tibetano, le corde doppie ed il brivido dell'arrampicata. Il sole del giorno dopo mi ha consentito di sorpassare con molta fatica il crinale della Val d'Ultimo,

   

ammirando belle bikers tedesche, ma poi la ruota anteriore si è messa a fare i capricci di nuovo e così son sceso sino a Lana

   

e poi, grazie alla rinata ferrovia della val Venosta , ho raggiunto Prato allo Stelvio , dove l'ottimo meccanico Randi ha risolto il problema. Sono così riuscito a recuperare il ritardo di mezza giornata sulla tabella di marcia. Passo dello Stelvio, Cima Coppi del Giro d'Italia, salita mitica per tutti i ciclisti: voglio salirlo il più possibile per sterrati e ci riesco rimanendo sul versante nord della valle. Grandiosi panormai sull'Ortles mi accompagnano, insieme a fastidiose pioggerelline, sino al Berghotel Franzenshoe, 

 

dove qualcuno mi ruba gli occhiali da bici (vecchi e rigati!) , così il giorno dopo salgo senza lenti gli ultimi 7 chilometri, e 22 tornanti, della leggendaria strada. 

 

Protetti di nuovo gli occhi con un nuovo paio di occhiali, gli sterrati della gran fondo "Maratona dei Parchi" mi guidano, con un freddo vento contrario da nord e sotto un cielo azzurro cobalto, sino a Livigno, patria del free tax.

   

Da qui un altro faticoso scollinamento a quota 2694 

 

mi fa calare nella bella Engadina e raggiungere così sulle piacevoli ciclabili elvetiche 

 

Saint Moritz, elegante località turistica, dove vedo passare il famoso Glacier Express: le sue rosse carrozze panoramiche portano i turisti lungo la linea ferroviaria più ardita d'Europa da Tirano sino ai piedi del Cervino (la prossima volta lo prendo anch'io, il treno ... altro che bici!!!). Dormo nell'accogliente ostello posto vicino al lago, in compagnia di ospiti provenienti da molte parti del mondo, ci sono anche giapponesi con bambini al seguito, S.Moritz è molto cosmopolita, data la sua fama internazionale ... merita tornarvi d'inverno, dicono che le sue piste da sci siano magnifiche . Proseguo: di nuovo maltempo, di nuovo pioggerelline , ma soprattutto freddo , circa 6 gradi al passo del Maloja, da cui mi affretto a scendere, coperto come in una spedizione himalayana, verso le più tiepide terre comasche dell'Alto Lario, sulle quali ricompare il sole: ma non vi é sosta, perché mi aspetta la terrificante scalata al paese di Codera. Questo è il paese della "valle senza strade" e lo si raggiunge da Novate Mezzola solo attraverso una mulattiera di 3000 scalini , potete immaginare quanto sia comodo issarvi sopra la mia bicicletta dal peso complessivo di circa trenta chili ! 

 

Ancora adesso mi chiedo come io sia riuscito ad arrivare alle 20.15 , accolto come un marziano, all'accogliente locanda Codera, dove apprendo dei problemi di questa piccola comunità di residenti che usano l'elicottero come mezzo pubblico e tra i quali molti vorrebbero la costruzione di una strada , facendo così perdere di colpo il fascino alla loro terra. E scopro che anch'io per modica cifra potevo spedire bici e bagaglio in elitaxi ... L'ultima tappa prima di Dongo è superlativa: percorro infatti il "tracciolino", un sentiero realizzato negli anni 1930-1936 da una società elettrica per la manutenzione del canale di gronda che drena le acque della val Codera per riversarle nel bacino artificiale della adiacente val dei Ratti. E' un fantastico viottolo a quota costante di 910 metri sul mare e largo un metro, e anche meno, sospeso sopra abissi paurosi, per fortuna c'è la protezione, altrimenti non me la sarei certo sentita di passarci in equilibrio sulle mie ruote ... 

 

Gallerie, curve e controcurve, repentini cambi di visuale completano la magia del tracciato, che si fa conquistare però solo a prezzo di dura fatica per via delle salite di avvicinamento.Scambio quattro chiacchiere con il custode della diga, che passa quasi tutto il tempo in una casa isolata, eretta al termine del tracciolino : anch'egli è un pedalatore, per motivi professionali però, nel senso che si sposta dalla sua casa agli impianti idroelettrici con un divertentissimo quadriciclo del peso di 50 chilogrammi, quindi c'è qualcuno che ha la bici più pesante della mia ! Tutti gli incantesimi finiscono (ricordate Cenerentola?) e così ridiscendo a valle, ove per fortuna mi aspettano gli amici del CAI di Dongo, la cui simpatia mi fa trascorrere ore serene ammirando dalla terrazza del gentilissimo Mario Calzoni un indimenticabile panorama sul lago di Como (altro che villa di George Clooney !). In più ci sono anche gli occhi della bella Esmeralda ad ammaliare l'ospite ... Arrivederci fra dieci tappe: la prossima volta il racconto sarà scritto ai piedi del Cervino. ----------------------------------------------------------------------------- 

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