Alpibike2005 - da Dongo a valtournanche

 

  Riparto dal Lago di Como lasciando la tranquillità del Velamareclub che mi ha ospitato e la gentilezza degli amici del CAI, in primis Mario Calzoni. La dolcezza della costa è turbata dalla confusione e dal traffico di Menaggio, che lascio ben volentieri alle spalle, per inerpicarmi sulle montagne che fan corona al lago sul versante occidentale: piccoli paesi, sconosciuti ai più, sfilano in una lunga e dura salita che dai 200 metri della sponda lacustre mi porta sino ai 1550 del passo di San Lucio, al confine italo-svizzero . Squilla il mio telefonino : è il CAS Ticino che mi chiama per sapere dove sono arrivato, sono infatti atteso alla capanna Monte Bar, dove mi accolgono Giovanni Galli e gli altri soci svizzeri con entusiasmo pari a quello per il vincitore di un Giro d'Italia! Brindisi, regali di magliette, allegria e la serata trascorre in un lampo, così come la notte in una lussuosa "suite" a 12 cuccette tutta per me, il rifugio è infatti vuoto ! Il panorama da questa capanna del CAS su Lugano ed il suo lago è grandioso, ma la foschia di questa mattina dell'11 agosto intorbidisce le dolci linee del paesaggio; scendo ora verso Locarno, accompagnato dalle cannonate dell'esercito svizzero in esercitazione, e arrivato nella bella cittadina elvetica decido di evitare la strada automobilistica delle Centovalli utilizzando la ferrovia storica detta Vigezzina, non essendoci alcuna alternativa (i sentieri sono infatti impossibili per le bici). Sorge però un problema , sono sprovvisto della mia sacca portabici, rimasta a Trieste, e non vi è il vagone per le due ruote ! Si sa che gli italiani si ingegnano dovunque, ma i cugini ticinesi non sono da meno e mi suggeriscono di smontare il mio cavallo d'acciaio e trasformarlo in un pacco: detto fatto, il nastro da pacchi che ho sempre con me fa miracoli e vualà, ecco una bici ridotta a pacchetto. Posso così montare sul trenino e arrivare a S.Maria Maggiore senza rischiare la vita sulla statale. Nel paese italiano trovo case con i tetti in lastre di pietra, le beole, ed anche prezzi molto alti per l'alloggio! Scendendo a Domodossola riesco per un buon tratto a seguire piste ciclabili locali e viottoli: esploro anche un sentiero lungo un canale di gronda, che consentirebbe una splendida alternativa di discesa, ma ben presto la condizione del tracciato si fa difficile per il mio carico, e devo abbandonare ad altri questa esplorazione. Raggiunta la cittadina capitale della repubblica partigiana nel 1944 e visitato brevemente il Sacro Calvario, inizia la lunga risalita della Val Anzasca che in due tappe lungo le vecchie mulattiere mi porta sino a Macugnaga. La grande parete est è in parte coperta dalle nubi, ma rivederla è sempre una grande emozione. Il sindaco di questa località, Teresio Valsesia, già vicepresidente generale del CAI, mi accoglie con grande cortesia e così sono ospite del Comune: partecipo ad una serata e presento brevemente la mia piccola impresa. Il giorno dopo inizia il poker dei colli di 2700 metri e più di quota: il primo da scavalcare è il Turlo, tra Macugnaga ed Alagna, raggiunto sotto una fastidiosa pioggerellina seguendo la mulattiera costruita con grande maestria dagli alpini del battaglione Intra nel 1930, per scendere poi in valsesia. Il giorno seguente è Ferragosto: è festa ed anch'io riposo al rifugio Pastore, preso d'assalto da una folla degna di una spiaggia, complice il tempo tornato estivo e soleggiato, da cui fuggo per esplorare le appartate borgate nei prssi di Alagna Valsesia, tutte composte da case Walser, popolazione di lingua tedesca venuta dal Vallese attraverso il passo di Monte Moro. 16 agosto: riparto con uno splendido sole verso il Col d'Olen (2970 metri), che mi porta in Val di Gressoney. E' una delle massime quote toccate dal mio itinerario: le grandi pareti ghiacciate del Rosa sovrastano l'itinerario e non da meno è l'impegnativa discesa verso il rifugio Gabiet. Vi sono ancora da scavalcare il colle della Bettaforca (2730 metri), tramite il quale arrivo in Val d'Ayas, e per ultimo il colle della Nannaz (2770 metri) , di nuovo con tempo minaccioso, da cui scendo a Valtournanche nel giorno del mio 47° compleanno: pensate che incontro poco prima del rifugio Gran Tournalin un signore di quasi settant'anni, anche lui in mtb, che sale con me e mi offre polenta e formaggio per festeggiare! Questi quattro giorni sono stati grandiosi, con dislivelli giornalieri sino a 1800 metri ed il Monte Rosa a far da quinta scenografica al mio faticoso percorso : almeno sull'Olen e sulla Bettaforca ho potuto spedire il borsone del bagaglio per funivia, senza di esso mi sembrava di volare in salita ! Un particolare degno di nota: fatta eccezione per il Turlo, tutti gli altri colli sono quasi interamente pedalabili e questo rende il percorso veramente eccezionale. Assai suggestivo anche il passaggio per Cheneil, uno dei borghi delle Alpi senza strade: un soggiorno nella locanda di questo borgo merita davvero la breve salita dal fondovalle! Una proiezione delle mie immagini nel centro congressi di Valtournanche (anche qui sono ospite del comune, grazie all'assessore Zanetti) conclude questo quarto tratto di traversata, con applausi e congratulazioni da parte di tutto il pubblico: eppure non mi sembra di aver fatto imprese di tipo himayalano ! 

Arrivederci alla prossima puntata del diario da Ceresole Reale, quando sarò uscito dalla Val d'Aosta.

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