Da Valtournanche a Ceresole Reale

Lascio Valtournanche dopo aver tenuto una conferenza sul viaggio ed aver ritrovato notizie di un vecchio amico, con cui condivisi begli anni a Milano all'inizio dei '70 ruggenti (all'epoca delle scuole medie e superiori, circa trentacinque anni fa!) . Ora lavora in California, chissà che non vada a pedalare anche laggiù! Seguo la strada asfaltata verso Cervinia, non essendoci alternative, ma è l'ora di pranzo e la statale è quasi deserta: arrivo così al lago di Perriere e da lì un bellissimo traverso, un tempo sede di una ferrovia decauville, mi porta alla centrale di Maen; un erto sentiero permette infine di elevarsi al lago di Cignana ed al rifugio Barmasse , luogo incantato sulle rive di un suggestivo lago, di natura artificiale ma molto armonioso. Molti gli scorci sul Cervino , in parte coperto dalle nuvole per via del tempo assai incerto: numerosi acquazzoni si rovesciano in questi giorni sulla zona, ma sempre quando sono al coperto ! quando si dice fortuna ... Il rifugio è gestito dalle tre sorelle Barmasse e la presenza di un numero abnorme di cartelli di divieto rivela la loro età avanzata ... in compenso la cucina è ottima ! Il giorno seguente un lungo e piacevole percorso, che segue stradelle forestali senza dislivelli notevoli, porta dal rifugio Barmasse a Lignan: è un tratto molto panoramico, con grandi visuali sul Cervino, sull'Emilius, sul Gran Paradiso e sul capoluogo Aosta, e reso assai vario da un susseguirsi di raccordi su sentiero. Gli ultimi chilometri sono sotto la pioggia, perché è arrivata la perturbazione annunciata: si impone un giorno di riposo, sia per visitare l'osservatorio astronomico della Regione Val d'Aosta sia per gustare la cucina della signora Piera all'ostello e riposarsi del tris di colli a 2700 metri (Olen, Bettaforca, Nanaz) . La sera è allietata da un concerto del gruppo Capriccio Clarinet Orchestra , bravissimi musicisti olandesi in tour nella Valleé : scopro così che di clarinetti ve ne sono di almeno 6 misure diverse ! Domenica 20 agosto mi sveglio ed ho la sorpresa di ammirare tutte le cime ammantate dalla neve caduta nella notte: la temperatura si è fatta rigida, proprio come piace a me! Salgo all'osservatorio , eretto qui perché la zona è assai soleggiata (ma oggi no!) e sgombra da luci: il gentilissimo astronomo Paolo Calcidese mi permette di utilizzare il suo pc e scaricare così la fotocamera digitale: è un milanese, solitario ed appassionato di bicicletta come me, che vive di notte per fotografare le stelle , beato lui ! 

Il resto del mio tempo passa facendo il bucato (a mano!), riparando piccole cose sul velocipede e, ovviamente, dormendo. Lunedì 21, migliorato il tempo, riparto in compagnia di Giuliano Machieraldo, socio della sezione di Aosta, che mi rifornisce di materiale ciclistico e mi accompagna sino ad Ollomont. Dopo una secca ma breve salita ad una malga 

 

scendiamo verso Aosta, che aggiriamo per alto lungo una stradella pressoché orizzontale: è un tratto assai piacevole, a 800 metri circa di quota, ed anch'esso sfrutta quanto realizzato per la manutenzione di un manufatto idraulico. Entro in Valpelline, zona famosa per le gite scialpinistiche, e pernotto nella casa S.Cristoforo e conosco la simpaticissima Paola del CAI di Olgiate: quando viene a sapere che sto attraversando le Alpi in mountain bike, vuol sapere tutto e così le racconto i particolari del mio viaggio, ne rimane affascinata e promette di organizzare una serata con la sua sezione (la promessa verrà puntualmente onorata, la data è fissata per l'11 febbraio 2006) . Il giorno dopo le affido il mio bagaglio: questo aiuto si rivelerà prezioso perché da Ollomont passo per la galleria di Doues , poi punto a Couchepache e da lì al col di Malatrà: è una salita lunghissima, quasi 2000 metri di dislivello e senza l'aiuto di Paola non ce l'avrei fatta ad arrivare a destinazione prima del buio. Il tempo è tornato bellissimo: il passaggio della galleria, 800 metri nel buoi, è assai emozionante e poco dopo l'uscita appare maestoso il Monte Emilius.

   

Segue una bella discesa verso il fondo della valle che porta al Colle del Gran S.Bernardo: qualche chilometro sulla statale mi fanno arrivare ai piedi della gran salita del Malatrà, in sella arrivo lentamente sino ai 2400 metri dell'alpeggio Tsa de merdeux (nome significativo, la valle è piena di escrementi bovini!). Dopo di essa si può proseguire solo spingendo la bici su per il sentiero: è una fatica notevole , ma ormai vi sono abituato. Gli ultimi 100 metri sotto il colle sono estremamente ripidi, debbo fare tre volte la salita, una prima volta trasportando solo il borsino anteriore, la seconda con la bici, la terza con il borsone, totale un'ora e venti, ma ne vale la pena, sul colle mentre nevischia mi appare il Bianco in tutto il suo splendore, seppur coperto alle quote più alte.

   

Discendo al rifugio Bonatti, solo un breve tratto non è pedalabile: nella moderna costruzione l'arredamento trova il suo tocco di classe nelle famose immagini del grande alpinista-esploratore; dopo cena però litigo con la doccia a gettone e son costretto a sciacquarmi con l'acqua fredda (aargh!). Almeno la stellata è da favola ed il mattino seguente perfetto per le foto del massiccio ... 

 

Scendo per la val Ferret sino ai sobborghi di Courmayer, ove nel market, non contento del peso del bagaglio, acquisto una bottiglia di vino bianco per la sera e così vi aggiungo un altro chilo! Risalgo ora la Val Veny, a torso nudo per l'alta temperatura, e noto l'eccessivo numero di autovetture che circola sulla strada diretta al lago di Combai: per fortuna che giungo presto alla sbarra! poco oltre, la pendenza si impenna ed arriva al 15%, costringendomi così a descrivere mini-tornanti sulla stradella , un francese mi incita con le parole "c'est le plus fort, c'est le meilluer!", sarà vero? sembrava sincero ... certo che il mio bagaglio incute spavento e soggezione anche ai biker più accaniti. Nel rifugio faccio amicizia con due splendide inglesine di Londra, mi ospitano nella loro cameretta per evitarmi una nottataccia in camerata, purtroppo vi sono anche altri due alpinisti. Chissà che non ci si riveda !

   

E via avanti lungo il sentiero che sale al Col de Chevanne, lungo la splendida discesa sterrata a La Thuile e lungo la dura risalita al colle di S.Carlo, cui seguono interminabili stradelle forestali ad una quota di mille metri più alta della valle principale: tutto sembra andare per il meglio, ma presso la frazione Le Crete scopro che i sentieri per calare in Valgrisenche sono spariti e son costretto a scendere a ritroso nella valle principale sino ad Arvier, di nuovo con la pioggia. Gli alberghi quaggiù son molto cari e la trattoria dove mi reco per la cena oggi cucina solo pizze ! una serata decisamente avversa ... Il giorno dopo (è il 26 agosto) un tempo splendido ritempra lo spirito e mi accompagna nella val di Rheme, prima, nella Valsavarenche poi ed infine a Pont, poche case, un campeggio e due alberghi . Sono ai piedi del Gran Paradiso, è un luogo magico dove pochi sono i turisti che passano la notte, una bottiglia di vino rosso ci vuole per festeggiare l'uscita dalla Val d'Aosta! Ora mi aspetta il sentiero reale di caccia sino alla croce del Nivolet: vi sono tornanti costruiti con grande maestria, ma quanto sono ripidi! saranno stati adatti per i cavalli, ma per le bici no ... 

 

Un fantastico passaggio per i piani del Nivolet permette di accedere al rifugio città di Chivasso e rientrare in Piemonte per la lunga strada asfaltata del colle, ancora una volta sotto la pioggia, questa volta più battente del solito. 

 

Il 28 agosto è giorno di riposo: risalgo al simpatico rifugio Muzio, dove il gruppo "gli amici della pietra" allietano il pomeriggio con cori alpini ed io chiacchiero con il gestore , che molto gentilmente mi concede l'uso del personal computer e mi indica un possibile passaggio per le valli di Lanzo, alternativo al colle della Crocetta. Lascio la Val d'Aosta con un unico desiderio: tornarvi al più presto ! ----------------------------------------------------------------------------- 

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