Alpibike2005 - da Crissolo a Ventimiglia

 Vittoria, ce l'ho fatta, sono arrivato a Ventimiglia! 

Vado con ordine, l'ultima settimana è stata l'unica piovosa su otto e forte è stata la tentazione di prendere il treno ed arrivare al mare in anticipo: ma ho resistito e si sa che la fortuna arride agli audaci ... sono riuscito infatti a passare quasi tra goccia e goccia senza bagnarmi! Beh, quasi … Da Crissolo riparto con tempo variabile puntando lungo la valle del Lenta al colle del Cervetto, valico molto alto, ma quasi interamente pedalabile per via di una stradella sino all'Alpe Tartarea, 300 metri sotto la sella; una nebbia fittissima mi accompagna sino al valico, seguo un sentiero con poderosi ometti di pietra, ma senza segnavia e ci vuole esperienza per non sbagliare traccia, le vacche ne hanno create molte, tutte simili tra loro: la vista del valico rincuora sempre l’escursionista, figuratevi me che viaggio da solo. 

 

Dal colle sotto un cielo con ampie schiarite esploro inutilmente la cresta est in cerca di una sentiero fantasma, poi calo verso sud lungo i nitidissimi segnavia biancorossi ed una bella carrareccia che scende ripida sino al borgo di Becetto, infine l'asfalto mi accompagna a Sampeyre, paese posto lungo la strada che sale al mitico Colle dell'Agnello, cima Coppi in più di un Giro d’Italia. Ma non è questo il mio itinerario … Il mattino seguente è lunedì 5 settembre ed il tempo all'alba è sereno, ma quel sole è l'ultimo che vedrò sino a sabato: per cinque giorni nebbia e pioggia mi hanno accompagnato, salvo due brevi parentesi di poche ore. E' anche il tratto delle grandi salite in comune con il Giro d'Italia: per primo il colle di Sampeyre, poi il colle di Esischie, il Fauniera ed infine la Madonna del Colletto. Sul primo arrivo scalando tutta la strada con visibilità a 50 metri, sotto una pioggerellina londinese, e negli ultimi quattro chilometri all’aumentare delle precipitazioni rimedio un passaggio da due simpatici piemontesi a bordo di una piccola jeep: la bici sporge e teniamo il portellone aperto!  

Imbocco ora la 'strada dei cannoni' che porta al colle del Birrone. Viene percorsa senza vedere alcun panorama, tranne la visione di due cani ringhianti e per fortuna incatenati, su di un fondo talmente sconnesso che si rompe il supporto d’acciaio del borsino anteriore: arrivo tutto inumidito a S.Damiano Macra e trovo alloggio in un bed and breakfast, il cui padrone è appassionato di mountain bike e cavalli ed è un fabbro! Risolto il problema ... Passiamo la serata parlando di itinerari e biciclette: fuori intanto si è messo a piovere intensamente e così proseguirà per tutta la notte, martellando la lamiera sottostante la mia camera. La mattina del martedì è lugubre e gocciolante: grosse nuvole avvolgono le cime, ma decido di tentare egualmente la salita al Fauniera. Due passaggi motorizzati mi evitano la parte asfaltata più pericolosa (strada stretta, tutta a curve) e così da Marmora mi avvio lentamente, sempre nella nebbia, a scalare i 1000 metri di dislivello che mi separano dal monumento dedicato all'indimenticabile Marco Pantani. 

 

Vi arrivo alle 14.00, in un nebbione degno della Milano anni 70, e subito mi butto in discesa, ma la pioggia e l'alta quota mi raffreddano tutto, soprattutto le dita delle mani, mi devo fermare ogni 5 minuti per far riprendere la circolazione sanguigna nelle dita. A Demonte gli alberghi sono pieni, colpa di una comitiva scout (ma gli scout non andavano sempre in tenda? Non ci sono più gli scout di una volta …) , così sono costretto a risalire a Vinadio, dove nella notte continua a piovere, ma ... sorpresa, il mattino dopo, è mercoledì 7, riporta il sole, così mi avvio assai più rincuorato, e asciutto, verso Valdieri e Entracque. L'illusione dura poco, arrivo sul Colletto insieme al riprendere della pioggia, alla sera a Trinità pernotto nel posto tappa GTA e fuori diluvia, con previsioni assai brutte. Giovedì 8 settembre, ore 8.00: le cime sono quasi scoperte, ma le nuvole corrono veloci, compio una rapida ricognizione nel vallone che porta al colle del Sabbion, poi il cielo riprende a gocciolare e giro definitivamente i tacchi spostandomi a Limone Piemonte per strada e treno: non appena salgo sul mezzo pubblico inizia a piovere a dirotto e così, mentre fuori diluvia, passo il pomeriggio in albergo consultando carte meteo e facendo mille ipotesi alternative al passaggio sulla “via del sale”, dal Colle di Tenda al rifugio Allavena. 

 

venerdì 9 settembre: al risveglio piove ancora forte, prenderò dunque il treno per spostarmi nella francese val Roya. In stazione compro il biglietto e inizia a schiarire, sono tentato di smontare e trovare un trasporto sino al colle di Tenda, ma alea iacta est, rimango sul treno. Questa si rivelerà la scelta giusta: la cresta di confine rimarrà avvolta nelle nuvole tutto il giorno e ciò avrebbe reso vano lo sforzo di passare comunque lassù. Alla stazione di Briga c'è il sereno ed uno splendido azzurro illumina il cielo verso sud: visito il borgo medioevale del paese e poi la magnifica chiesuola di Notre Dame des Fontaines, nella quale suggestivi affreschi quattrocenteschi, molto ben conservati, raccontano la Passione del Cristo, la vita di Maria ed il Giudizio Universale; la graziosa studentessa Elisa mi illustra brevemente la serie di dipinti ed io le prometto di inviarle la riproduzione del cenacolo vinciano, cui sicuramente si è ispirato l'autore nella sua scena dell'ultima cena. 

 

Uno sterrato risale dalla chiesa al col de Lineares, con rampe finali molto ripide e splendidi scorci panoramici,

   

poi un lungo traverso nel bosco porta al colle Sanson, dove mi ricollego alla via del sale. E' tornata la nebbia e ricomincia a piovere, anche se per poco, fino ai ruderi poco oltre il colle: qui scopro una verità fondamentale, la felicità può essere data da un chiodo cui appendere la giacca bagnata in un edificio diroccato! Ancora in salita fino ai resti di una caserma, nei cui pressi devo tenere a distanza un branco di 5 cani di guardia ad una casera, poi inizia la discesa verso il col Roland, il fatiscente rifugio Grai ed il rifugio Allavena. Come spesso mi è accaduto, sono l'unico ospite e così posso chiacchierare a lungo con i gestori, soprattutto con la vulcanica Manola, toscana esportata sulle Alpi. 

 

Sabato 10 settembre: inizia l'ultima tappa di Alpibike, il cielo è sereno, il massiccio del Pietravecchia appare splendido, purtroppo il mio bagaglio sconsiglia il passaggio lassù, così inizio a scendere a 40 orari verso Pigna, un cane sbuca latrando da un cortile e lo schivo per un soffio (maledetti cani, quando vi estinguerete?), poi inizio a risalire lentamente verso l'ultimo valico del tour, il colle Gouta, 1000 metri di dislivello superati in poco più di due ore, ove una gentile famigliola monegasca, sudditi del principe Ranieri mi offre pane, formaggio e vino rosso. 

 

Ancora la nebbia mi avvolge lentamente, come una donna innamorata, poi un bellissimo itinerario su di una strada militare che taglia tutto il vallone di Gouta mi fa calare veloce in mezzo alla pineta, ma su grossi sassi, sino a quota 480: è un tratto molto bello, ma molto faticoso. Poco prima avevo incontrato Roberto Bergese, che è tornato per l'ultima frazione: è davvero un gesto simpatico, essendo la sua residenza, Moncalieri, a tre ore d'auto da Ventimiglia. Iniziano gli uliveti e le serre e, ad una curva, rivedo il mare dopo 56 giorni: thalassa, gridarono i Greci di Senofonte, al termine dell’Anabasi ed anche per me è un'emozione profonda, pur se venata da malinconia, difatti la grande avventura sta per concludersi. Le ultime discese sono su asfalto, le percorro con apprensione perché i miei freni ormai non funzionano quasi più, ma la tensione si scioglie davanti al mar Ligure che ammiro dalla spiaggia di Ventimiglia. Come avevo promesso, tolgo calze e scarpe ed entro in acqua con la bicicletta ! 

Alpibike2005 è finita! 

 

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